Del Cotone e Della Disinformazione

Il cotone è una delle materie prime (filato!, non mi stancherò mai di dirlo: la materia prima è il filato, non il tessuto) maggiormente utilizzato nel settore abbigliamento. Ancora oggi, purtroppo, questo simpatico batuffolo, è considerato dai più, una materia prima
ecologica.

Ma l’informazione cresce, e il consumatore si informa.

 

Un Po’ di Dati sul Cotone

Ecco allora che nell’ormai lontano 2005, è stato introdotto il Better Cotton Initiative (BCI). L’idea era quella di promuovere pratiche di coltivazione per ridurre l’utilizzo di sostanze nocive per la coltivazione del cotone.

Nel 2021 scopriamo però che solo il 20 % del cotone coltivato globalmente a livello mondiale è certificato BCI. Tuttavia, c’è un altro dato ancor più allarmante: anche quel 20 %, non è detto che sia realmente sostenibile (lo standard non impone una soglia restrittiva e obbligatoria all’utilizzo di pesticidi). Dal rapporto di Textile Exchange emerge infatti che il cotone marchiato BCI utilizza pesticidi fino al
67 %.

Di contro, è vero che la certificazione BCI impone il divieto sull’utilizzo dei fertilizzanti (almeno quello…) e il divieto di impiego di semi OGM.

Se pensiamo ai miliardi di capi d’abbigliamento prodotti nel mondo mediante l’utilizzo di cotone certificato BCI, possiamo facilmente immaginare la quantità di fertilizzante che stiamo indossando.

Da sempre lo ripeto, una certificazione non è la soluzione a tutti mali, fino a quando non esisterà una vera consapevolezza e una vera volontà nel produrre con una filosofia nuova e lungimirante.

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